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Paola Panciroli: oltre 40 milioni di euro a carico della comunità. Occorre una chiara regolamentazio


Dalle ultime dichiarazioni di Beppe Grillo agli sviluppi del dibattito francese sulla rimborsabilità o meno dei medicinali omeopatici, la questione omeopatia torna al centro delle discussioni pubbliche, facendo emergere ancora una volta le numerose problematiche presenti nell’attuale regolamentazione europea.


L’omeopatia è una pratica medica, non riconosciuta dalla comunità scientifica, fondata dal medico tedesco Samuel Hahnemann a cavallo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Come noto, essa si basa sul principio di similitudine (il simile si cura con il simile) e su quello delle diluizioni infinitesimali.


Quella che oggi potrebbe apparire come una teoria bizzarra trova perfetta giustificazione nel contesto storico in cui nacque, nel quale la medicina ancora non era scientifica e la terapeutica si caratterizzava per una serie di rimedi come salassi, purganti e vomitivi, non solamente inefficaci, ma anche dannosi*.


Quel che risulta meno comprensibile, invece, è come oggi l’omeopatia trovi ancora spazio a fianco della medicina scientifica sperimentale. Nel corso di duecento anni, infatti, l’efficacia di questa pratica è stata ampiamente smentita a partire dalle prime rudimentali sperimentazioni controllate fino ad arrivare ai più recenti controlli in doppio cieco e ai risultati di svariate metanalisi.


Considerando quanto appena detto, appare quindi non poco problematica la sua presenza nella sanità pubblica (si pensi al caso della Toscana), nelle Università (attraverso master di ogni genere) e nelle farmacie. A questo proposito, è bene ricordare che i prodotti omeopatici, pur essendo classificati a tutti gli effetti come medicinali**, vanno incontro a una registrazione semplificata, che prevede che possano essere immessi in commercio senza alcuna dimostrazione di efficacia.


Non da meno, infine, è l’impatto economico dei rimedi omeopatici sui conti pubblici: pur essendo, in Italia, interamente a carico del cittadino, essi godono degli stessi benefici di detraibilità fiscale delle altre spese sanitarie. Per quanto riguarda il mercato dei prodotti omeopatici (senza contare, cioè, le visite mediche), si parla di potenziali detrazioni per oltre 40 milioni di euro, di fatto a carico della comunità.


Ben vengano quindi le prese di posizione da parte di medici, farmacisti (si veda il caso del gruppo “Farmacie senza omeopatia”), politici, Comitato Nazionale di Bioetica, FNOMCeO ecc…volte a tutelare i cittadini da pratiche inefficaci e ad apportare eventuali modifiche ad una regolamentazione non sufficientemente chiara sulla natura dei prodotti omeopatici in commercio.


Paola Panciroli, storica della medicina





*Per un approfondimento storico si veda Panciroli P., 200 anni di omeopatia. Storia di un equivoco?, C1V, 2017.


**Nelle direttive europee il medicinale viene definito come segue: ogni sostanza o composizione presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane. Nella definizione è evidente l’assenza di qualsiasi riferimento alla dimostrazione sperimentale dell’efficacia terapeutica.

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