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La forza dei giovani nel diventare adulti: il cortometraggio “Siamo solo piatti spaiati”


Siamo solo piatti spaiati, il quarto libro dell’educatore Alessandro Curti, diventa un cortometraggio: da poco terminate le riprese, sarà presentato ai maggiori festival e distribuito in rete, diventerà anche materiale per progetti di prevenzione e discussione nelle scuole italiane. In programma anche la realizzazione del film per il grande schermo.

Si sono da poco concluse a Roma le riprese di "Siamo Solo Piatti Spaiati", il cortometraggio realizzato dall’Associazione Culturale C1V, prodotto da C1V Film di Cinzia Tocci, con la regia di Mattia Riccio. Si tratta di una storia ambientata sul mondo degli adolescenti con l’intento di sensibilizzare un vasto pubblico sulla complessità del processo di crescita e sull'importanza dell’adolescenza come elemento formativo di ogni adulto di domani. Il libro è uscito con C1V Edizioni un anno fa, il cortometraggio sarà presentato nei vari festival italiani.

Tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Curti (che è anche educatore), il cortometraggio ha un elevato valore socio-culturale e trasmette un messaggio straordinario nella sua universalità: l’adolescenza è uno snodo importante che determina che tipo di adulto si può diventare.

Tra gli attori, Simone Baldasseroni - in arte “Biondo” – interpreta il protagonista Davide, affianco a Fabio Massenzi che veste i panni dell’educatore Andrea.



In “Siamo solo piatti spaiati” anche la figura dell’adulto viene messa in discussione, perché non si finisce mai di crescere, perché gli errori possono essere commessi a ogni età. Tra i personaggi adulti incontriamo Massimiliano Vado (papà di Davide) e l’avvocato Gianni Casale, impegnato in un progetto innovativo di tutela dei minori denominato "Anthea", nelle sue vesti abituali del difensore legale.


La storia

Davide è un “normale” adolescente come tanti suoi coetanei: frequenta il liceo, si diverte con gli amici e discute con i genitori, fino a quando un evento non calcolato stravolge la sua vita e lo trasporta in un mondo a lui sconosciuto. Inserito in una comunità per minori, incontrerà ragazzi molto diversi da lui. Solo l'incontro con Andrea, educatore d'esperienza, gli permetterà di non perdersi.

Il suo è un viaggio fisico e interiore: il tragitto nella macchina della polizia, quando viene arrestato a scuola, è la metafora dell’ignoto cui vanno incontro gli adolescenti nel delicato passaggio dalla giovinezza all'età adulta. Un percorso che il giovane protagonista vive con l’ansia e la solitudine che accompagna ogni cambiamento cruciale nella vita. L’esilio dalla sicurezza della famiglia lo porterà a fare i conti con i propri errori, a mettere in discussione la propria visione del mondo e a prendere in mano la propria vita, ma soprattutto a imparare a interagire con la diversità, con gli esseri umani e le situazioni più disparate e impensate, come chi ancor più piccolo di lui ha dovuto fronteggiare il viaggio della speranza lasciando dietro di sé le bombe che distruggevano tutto, case e affetti o chi fatica a ricucire le ferite lasciate da un nucleo familiare disturbato, o, ancora, chi affronta il silenzio degli adulti urlando per farsi ascoltare.

I personaggi di Siamo solo piatti spaiati raccontano di ognuno di noi, delle nostre lotte quotidiane, dei nostri sbagli e delle nostre paure. Il romanzo parla di cambiamento, necessario anche se spesso doloroso, per affrontare il viaggio della vita; è una finestra sull'adolescenza e sul duro “mestiere” del diventare adulti. Resta impressa a fine lettura e nel corto la figura dell’educatore Andrea, un uomo che sa ancora guardare il mondo con gli occhi di un ragazzo, e che insegna che la coerenza è uno dei valori più importanti dell’esistenza, perché permette di avere un rapporto sano con noi stessi e con gli altri. Una storia particolarmente apprezzata da chi cerca un punto di vista onesto e professionale sulle relazioni interpersonali, soprattutto in ambito familiare, e da chi vuole comprendere più nel profondo i comportamenti a volte indecifrabili dei propri figli e in generale delle giovani generazioni.


Il cortometraggio ha lo scopo di affiancare alle parole la potenza delle immagini. L’idea del corto nasce dopo la produzione del fotoromanzo tratto dal libro «Sette Note per Dirlo», di Cinzia Tocci e Alessandro Curti, e distribuito sui social, in cui incontriamo Davide per la prima volta a scuola.

Per Alessandro Curti, autore e sceneggiatore, questo cortometraggio “rappresenta il raggiungimento di un obiettivo intermedio molto importante. Significa arrivare più facilmente al target degli adolescenti, che oggi più che mai attraverso i video imparano a conoscere il mondo che li circonda. Ma è, appunto, intermedio perché il passo successivo sarà la produzione di una serie dove ritroveremo Davide, conosceremo altri personaggi dei miei libri e l'educatore Andrea: una professione sconosciuta quasi a tutti ma di fondamentale importanza nel processo di crescita. Insomma: la sfida si fa sempre più complessa ma, al contempo, più stimolante”.


“Poter offrire più format alle storie, dai libri alle immagini agli audiovisivi, contribuisce a diffondere i messaggi incarnati dai vari personaggi e a moltiplicare le emozioni che le stesse storie offrono, diventando anch'essi, insieme al libro, strumento di crescita individuale e sociale”, conclude la produttrice e editrice Cinzia Tocci, che nel 2008 ha fondato C1V Edizioni e nel 2018 ha affiancato alla produzione editoriale anche quella cinematografica. In attesa dell’uscita del cortometraggio, girato interamente a Roma dall’8 al 10 maggio 2019, la macchina “C1V” (acronimo per C’era una volta”) sta già lavorando al film.


I quattro libri di Alessandro Curti

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